martedì 1 aprile 2014

Essere o apparire?

Giudicare il valore di enti simili posti l'uno in prossimità dell'altro non è facile come capire qual è il diamante in una fila di escrementi. Basta notare come tra cinque persone che guardano una partita di pallone tra adolescenti quasi mai ce ne saranno due d'accordo nel designare lo stesso ragazzo come il più forte (le probabilità che ogni spettatore indichi un giocatore diverso aumentano all'aumentare del numero di parenti tra gli spettatori). Un altro esempio che si può fare è quello per cui la maggior parte delle persone tra due vini, l'uno migliore messo appositamente in una bottiglia di plastica, e l'altro peggiore messo in una bottiglia perfettamente agghindata per farlo sembrare buonissimo, definisce più buono quello con la bottiglia più bella. Questi comportamenti sono perfettamente razionali: è molto difficile comprendere il valore di qualcosa, e spesso ci si affida all'opinione altrui o a quello che l'apparenza sembra indicare. Le persone sicure di sé, quelle che hanno uno status economico o sociale e quelle molto belle sono avvantaggiate da questa legge e sono le compagnie più desiderate da tutti. Non è forse vero che stare accanto a una persona speciale rende un po' speciali anche noi? E se invece abbiamo degli amici sfigatelli, bruttini, o frequentiamo dei caproni maleducati, non si penserà che anche noi siamo così?
Io, per esempio, ci provavo sempre con la ragazza più bella della classe. E a seconda delle fluttuazioni della mia opinione su chi fosse la più bella, il mio irrefrenabile amore si trasferiva dall'una all'altra donzella come se stessi scrutando la Coppa Campioni e il trofeo dei Mondiali. Inoltre, avevo ed ho, una grossa tendenza a isolarmi, non volevo che il mio valore fosse confuso con quello degli altri: "in un gruppo è più facile essere visti, ma da soli è più facile essere notati" pensavo.
E poi c'era lui:
Malcolm, il protagonista della mia serie TV preferita. Un ragazzo geniale capitato in una famiglia di anormali: padre bambinone, madre (a dir poco) autoritaria, un fratello ribelle fino all'autolesionismo, uno stupido da non credere, e uno, più piccolo, usato come punchball. Malcolm invece era normale, o quasi; se non fosse stato che frequentava una classe per ragazzi brillanti in una scuola dove i secchioni venivano visti come bersagli mobili, e non si trovava bene neanche lì. In una puntata particolarmente significativa il preside aveva deciso di sciogliere la classe di Malcolm: tutti i secchioni erano disperati, adesso avrebbero preso le botte e si sarebbero dovuti abbassare al livello della gente comune; il mio idolo era invece indifferente, e durante l'episodio vedeva i suoi compagni di classe che, inaspettatamente, si amalgamavano agli altri: chi diventava metallaro, chi sportivo, chi bullo... finché Malcolm, solo, si trovava in mezzo al cortile della scuola, preso di mira da tutti.

Si può apparire in maniera assoluta, a prescindere dal lavoro del proprio padre o dalla figaggine dei propri amici? Lettori, 'sta volta vi tocca commentare.

1 commento:

  1. Bel post :)
    in realtà io non credo sia veramente possibile apparire in maniera assoluta, per usare le tue parole. Io penso che la cosa più importante sia apparire come desideri al tipo di persone che stimi.
    Vedila un po' come se ti trovassi di fronte a un semaforo: se piaci alle persone che disprezzi, fermati. Cambia.
    Non potrai mai piacere a tutti. Se così fosse, saresti ipocrita, e senza una vera personalità.
    Quando chi stimi ti vedrà come un diamante in mezzo agli escrementi, e chi schifi ti vedrà come un escremento in mezzo ai diamanti, avrai raggiunto un buon risultato.

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