giovedì 12 agosto 2010

La timidezza in musica

Solo quando mi siedo al pianoforte mi ricordo di essere un timido. Certo, non è poco se penso che in questo periodo passo un terzo della mia giornata seduto su uno sgabello, ma se sono riuscito a eliminare i primi due terzi, è solo questione di tempo che io riesca a sconfiggere anche l'ultimo e più terribile residuo. Poi, in caso il tempo non bastasse, potrei sempre abbandonare il pianoforte, chissà che non annulli la causa uccidendo l'effetto. Scherzi a parte, mi ricordo di essere un timido perché col pianoforte mi comporto esattamente come farei con una donna, una donna che mi piaccia ma con cui non sono ancora riuscito a entrare in empatia. Riconosco le mie titubanze, le mie insicurezze, la mia incapacità di esprirmermi come vorrei e soprattutto la mia paura di sbagliare. Mi concentro talmente tanto sulle note che rimango bloccato al piano superficiale, non riuscendo a esprimere colori, sensazioni e tutto il resto, come se parlando con una ragazza facessi ripetere le mie parole d'amore a una voce registrata. Mi sono reso conto di essere timido perché mi sono registrato e mi sono reso conto che quello che sentono le mie orecchie e quello che sente il mio cuore sono due cose incredibilmente diverse: le mie orecchie sentono l'inespressivita più totale, il mio cuore sente questo (è un link), o una cosa del genere. Ora, come riuscire a liberarsi da queste ancore e liberare quanto di più alto il mio animo riesce a concepire? Avete aperto il video? Bene, riportatelo all'inizio e leggete attentamente quello che sto per dirvi, me l'ha detto il professore che mi segue d'estate, una persona di grande sensibilità, altro che gli insegnanti di conservatorio. Immaginate un gran ballo, di quelli che ci sono nei film ambientati nell'800. Un giovane innamorato sta fremendo, per lui è una grande serata: all'iniziare del valzer inviterà a ballare la sua dama e le dichiarerà il suo amore. M'ha detto proprio così, e mi ha visto sbiancare. Mi vergognavo, credevo fosse una cosa ridicola immaginare una scena del genere, m'immaginavo di essere io il pretendente e a quanto mi sarei sentito ridicolo in una situazione del genere. Riascoltate il pezzo pensando a questa scena, se notate il tempo non è regolare, si accelera e decelera, seguendo i moti dell'animo. Al secondo dodici c'è il grande avvicinamento e poi si va via verso la distensione, fino al ritornello in cui si ricomincia. Al secondo 30 si fa la stessa cosa in una tonalità diversa, magari il ragazzo sta esprimendo gli stessi concetti con parole diverse, nella speranza di venir compreso meglio. Secondo 45: la ragazza sembra aver capito qualcosa, si sente una leggere aria di ottimismo, probabilmente son felici, l'aria si è profumata, vedono le farfalle volare anche se sono al chiuso... Intorno al minuto lui continua a sprecarsi in frasi coccolose e dal contenuto vagamenta amoroso (forse non accorgendosi che lei ci stava dalla seconda battuta, ma questa è una mia ipotesi, non sostenuta dal professore). Al minuto 1 e 10 comincia la parte centrale, un fitto dialogo tra i due (lui, per come me l'immagino, potrebbe essere benissimo la voce acuta). Poi si ricomincia fino al minuto 2 e 25, dove si ha lo scoppio del sentimento e ci si incanala sulla via della chiusura del pezzo. Vi giuro che dopo questa spiegazione posso anche cannare tutte le note, ma il mio approccio al pezzo e allo strumento è cambiato così tanto che suono meglio lo stesso. Devo trovare qualcuno che mi spieghi altrettanto bene la timidezza.

6 commenti:

Luana ha detto...

non vedo l'ora di sentirtelo suonare, dopo questa introduzione :)

Roberto e Samanta ha detto...

Bella la nuova grafica, Salvo. Ora abbiamo anche noi un blogghetto tutto nostro, se passi ti offriamo un caffettino ;)

http://casasonaglia.blogspot.com/

Anonimo ha detto...

Mi lasci senza parole .-.
Ho voglia di sentirti suonare :)
Angela

j ha detto...

carosalvo come sai non so suonare il piano ma mi piace ascoltarlo e credo che in tutte le cose a farla da padrone sia la pratica perchè con la pratica giochi d'anticipo cioè i tempi delle cose che stai facendo dopo che le gai fatte molte volte si rallentano rispetto al tuo pensiero e dunque sei già pronto per la mossa successiva e nel tempo che hai tra la mossa appena fatta e quella successiva puoi provare 1000 variazioni cioè sei talmente padrone delle tue mosse nel tempo che hai a disposizione che puoi anche farne delle altre e il discorso dell'esperienza della pratica vale per tutto e crescere significa impadronirsi delle proprie mosse nel momento che si sta vivendo e farsi un esperienza tale da prevedere anche le mosse di chi ti sta vicino...ma per il piano come in tutte le cose devi provare provare e riprovare fino a quanod anche i passaggi più difficili ti saranno familiari e allora li potrai ahce cambiare per farli come vorresti tu...è la variazione la caratteristica di ogni fuoriclasse e maradona valentino rossi cassius clay mike tyson quelli sono o erano dei fuoriclasse perchè ogni mossa sono in grado di modificarla in funzione degli eventi e darle una nuova sfumatura mai vista prima...non ho mai suonato il piano ma credo che per ogni cosa sia così se vuoi migliorare ci devi provare...alla tua età facevo il motocross e dicevamo sempre che per gli americani era più importante provarci che riuscire perchè se ci provi e non t'ammazzi dai 1 e dai 2 alla fine ci riesci...
occhio alla schiena che 8 ore al piano poi ti ingobbisci vai al mare nuota un po' adesso che è estate vai in spiaggia dove ci sono le sbarbine

lauracanta ha detto...

fare musica è una questione di immaginazione...

quando mi trovo a studiare un pezzo di musica contemporanea ( accade molto spesso!), passano alcuni giorni prima che riesca ad intuire il mondo sommerso del compositore, poi lentamente inizia ad affacciarsi una idea, un gesto, un movimento. e la mia mente può iniziare a dialogare con chi bussa alla porta della mia immaginazione.
allora inizio a capire e a fare musica...

ciao, buona musica
Laura

Anonimo ha detto...

Per quanta mi riguarda, non sento affatto il bisogno di associare alla musica delle immagini, forse anche perchè mi documento sempre moltissimo sul pensiero e sulla biografia dell'autore che eseguo. Però,Salvo, se fare ciò ti aiuta a comprendere meglio la musica che esegui o ascolti, ben venga, purchè questo non crei fraintendimenti: è ovvio che Chopin non aveva intenzione di descrivere alcuna situazione e che non eseguiva i suo valzer nei gran balli di corte. Quello che io mi chiedo, però, è come tu possa fare in Caccini, in Monteverdi, in Bach, o in Stockhausen, Boulez, Nono, ovvero con tutti gli autori che difficilmente si prestano ad interpretazione descrittive. "La musica è impotente di esprimere alcunchè, se non se stessa" disse una volta Stravinkij, e io concordo totalmente.
Alessio

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