domenica 9 maggio 2010

Andrea De Carlo - Due di due

Era inevitabile che prima o poi avrei fatto una recensione negativa e quale occasione migliore di questa? Di solito scelgo con accuratezza i libri da leggere, tanto che ho margini di errore molto bassi. Questa volta no, ho dato fiducia cieca a De Carlo.
Mi ha deluso. Davvero pochi libri mi son piaciuti meno di "Due di due". E pensare che la quarta di copertina era eloquente: "Guido Laremi è il più bel personaggio della letteratura italiana degli ultimi 10 anni"; non mi rendo ancora conto di come abbia potuto comprare un libro che partiva da tali premesse.
Comunque, Guido Laremi non è affatto il personaggio più interessante degli ultimi dieci anni della letteratura di nessun luogo, figuriamoci dell'Italia, anche se a dire il vero, non sono sicuro che, in confronto alla roba che pubblicano al giorno d'oggi, Guido non sia davvero il più bel personaggio del decennio. C'è da dire che è un bell'ammasso di stereotipi: povero, instabile,affascinante, anticonformista, beone e scrittore. Mai sentito niente del genere, eh?
Anche la trama non è granchè: parte benino, come la storia di due amici molto diversi, ma anche complementari, immersi nella Milano degli anni '70. Poi si trasforma in un ammasso indefinito di avvenimenti. Succede tanta di quella roba da lasciare il lettore disorientato: compaiono decine e decine di personaggi (alcuni non si capisce davvero a che servano), anni che passano in un niente, scelte di vita improbabili e cambi totali di visioni del mondo fatti senza battere ciglio... lo trovo molto poco credibile. A questo aggiungiamo un finale penoso, uscito fuori così, perchè non si sapeva come tirar le castagne dal fuoco e avremo un'idea di com'è fatto "Due di due".
Ci tengo a sottolineare che questa è solo la mia opinione e che "Due di due" è un libro che è piaciuto e ha emozionato generazioni di lettori; tutti voi quindi potreste trovarlo sensazionale senza che nessuno possa arrogarsi il diritto di smentirvi.
Nessuno tranne me, ovviamente.

15 commenti:

  1. di de carlo avevo letto solo treno di panna e non mi era piaciuto

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  2. Prossima volta invece di sprecare soldi, vai in biblioteca e se proprio ne vale la pena compri! XD

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  3. Ho bisogno del senso di possesso xD

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  4. così impari a dire che ho sempre torto!!!
    grande miky

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  5. che cazzo te ne frega di avere le cose usale e fai prima poi anche il danaro ti sembrerà superfluo

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  6. sei un rilettore? dunque sei un superlettore

    Beato te contadino Beato te Sei forte perché Sei più ricco di un re
    Intorno a te contadino Intorno a te Colori lassù Un cielo pinto di blu
    Scarpe grosse ma hai la libertà Sei un re

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  7. Non è una questione di puro collezionismo, io li odio i deficienti che spendono soldi in collezioni. Io non ho la possibilità di frequentare biblioteche fornite e inoltre in alcuni casi sono un rilettore, da qui il mio bisogno di possesso :)

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  8. in questo senso sei simile a me...comunque se non ti piaceva dovevi mollarlo subito! Anche se spesso anch'io finisco libri del cavolo sperando in un colpo di scena che mi faccia ricredere..la maggiorparte delle volte invano XD

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  9. a me mollare un libro fa venire i sensi di colpa xD

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  10. Caotica_Mente26/10/10, 19:36

    Andrò controcorrente dicendoti che non sono per niente d'accordo con questa recensione "di uno scrittore adolescente". Qual'è il criterio con cui si giudica la credibilità di un libro? Io penso che la poetica sottilissima, difficilmente capita e afferrabile di Andrea De Carlo stia proprio lì, nello stupirci per la verità genuina dei suoi racconti, nella sua "librocronaca" del quotidiano, (come fa anche Banana Yoshimoto ad esempio). Forse i suoi libri, ad un occhio inesperto possono apparire "banali" perchè lui racconta la vita reale, pura, così com'è, senza artifizi, cosa rara da trovare in letteratura, che spesso invece ci riempie di eroi, finzione, ipocrisia. Tu dici "Succede tanta di quella roba da lasciare il lettore disorientato: compaiono decine e decine di personaggi (alcuni non si capisce davvero a che servano), anni che passano in un niente, scelte di vita improbabili e cambi totali di visioni del mondo fatti senza battere ciglio". Se è questo che hai recepito, penso che Andrea de Carlo con te abbia fatto centro. La vita non è forse un continuo incontro di persone con cui non dialogherai mai, "inutili", gente di passaggio, (ma il solo fatto di aver incontrato il loro sguardo a volte ti lascia qualcosa a mio parere) scelte improbabili (che nel caso di questo libro rappresentano le scelte di una generazione rivoluzionaria, di cui, ora, ahimè, sono rimasti solo figli orfani)e soprattutto, di anni che passano in un lampo? Mi sembra ieri che ho preso in mano il mio primo libro e mi sono innamorata delle storie del mondo. Ma invece ne ho appena compiuti 18 e ne sono già passati più di dieci e tanti tanti libri tra le mie mani. Io penso che, come nell'arte, il fine ultimo di uno scrittore non sia piacerti (altrimenti l'arte contemporanea non esisterebbe e Andrea De Carlo è il parallelo di un artista contemporaneo) ma trasmetterti un messaggio, bello o banale che sia. A volte colpisce molto più "il brutto apparente" del "bello ideale".

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  11. @Caotica-mente: Ciao, ho letto attentamente e ho apprezzato il tuo commento, perché mi sembra scritto da una persona con delle idee (anche se leggi letteratura commerciale e scrivi qual è con l'apostrofo) e mi permette di chiarire il mio pensiero in ambito letterario. Sono d'accordissimo con te sul fatto che l'arte debba essere specchio della realtà, e proprio per questo penso che "Due di due" sia una pessimo libro, pieno di stereotipi e di personaggi per niente credibili. Se vuoi puoi leggere questo post (http://giovanescrittore.blogspot.com/2010/06/i-personaggi-troppo-intelligenti.html) per farti un'idea di cosa io intenda per verosimiglianza della storia e dei personaggi. Per quanto riguarda la bellezza o la bruttezza del libro, non ti nascondo che lo ritengo veramente molto brutto. E non parlo della copertina (peraltro orribile), ma dello stile: è chiaro che De Carlo non scrive male come Moccia o tanti altri, ma di certo non è al livello dei mostri sacri della letteratura mondiale, e se i personaggi e la storia hanno i difetti sopraelencati, colpa ne ha anche il modo in cui il libro è scritto.
    Ti chiedo scusa per essermi dilungato così tanto, non era mia intenzione irritarti o annoiarti, ma volevo farti rendere conto che è vero che il brutto che colpisce è preferibile al bello ideale, ma è ancor più vero che il brutto che non colpisce è semplicemente uno spreco di tempo e di soldi per il lettore.

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  12. Caotica_Mente27/10/10, 17:44

    Ahahaha quale orrore qual è con l'apostrofo! Hai proprio ragione su questo Salvo :)! Ma... sulla letteratura commerciale, beh, su questo possiamo discutere. Amare solo i grandi è troppo semplice secondo me. Per avere un'idea totalitaria del mondo letterario, non ha senso leggere solo gli autori intramontabili, quelli della sostanza di contenuti e della grammatica sintattica perfetta (i quali, tanto di cappello... i miei scrittori preferiti sono Marquez, Allende, Saramago, Lorca per non parlare di Hesse, Orwell, Tolstoj...) ci possono insegnare qualcosa anche i piccoli, o i "commerciali" come dici tu, perchè la realtà è fatta anche di commercialità purtroppo, di cose non-belle, scontate, alla fine siamo tutti qua a cercare un senso, commerciali e non. Leggere solo il massimo, sarebbe, paradossalmente, il rischio di diventare tu stesso commeraciale, perchè se non lo conoscessi, come faresti a distinguerlo, o a capire di che cosa si componga un libro bello, originale, per essere definito tale? Poi, va beh, lasciando stare le polemiche letterarie, le cose che scrivi sono molto belle, soprattutto mi ha colpito "La metafisica". Ciao Salvo scrittore adolescente, mi ha fatto piacere passare nel tuo blog!

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  13. Grazie :) e infatti io sono l'unico esempio di letteratura commerciale che si dovrebbe leggere ;P Torna quando vuoi, mi raccomando

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  14. Ho appena scoperto che sono pure nato lo stesso giorno di sta merda...

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