martedì 27 aprile 2010

Li sentivo (racconto interattivo)

La mia missione era continuare questo incipit dal punto di vista del personaggio chiamato George:

Li sentivo, di là in cucina. Non sentivo quello che dicevano, ma stavano litigando. Dopo un po' hanno smesso, ma lei s'è messa a piangere. Ho dato di gomito a George. Pensavo si sarebbe svegliato e magari gli avrebbe detto qualcosa, così si sarebbero sentiti in colpa e avrebbero smesso. ma George certe volte è proprio stronzo. M'ha cominciato a prendere a calci e a urlare.
"La pianti di sgomitare, brutto bastardo?", ha detto. "Guarda che glielo dico".
"Sei più scemo di una cacca di gallina", gli ho detto io. "Possibile che non capisci mai niente? Stanno litigando e mamma piange. Ascolta"."


Ecco il risultato:

Quello scemo m'aveva sgomitato, svegliandomi.
-La pianti?- gli dissi.
-Sei più scemo di una cacca di gallina-
-Ma sei scemo tu, Jim? Sto cercando di dormire-
-Brutto imbecille- mi rispose -possibile che non capisci mai niente? Stanno litigando e mamma piange. Ascolta.
A me non andava di alzarmi, ma era un periodo in cui mà e pà se le davano di brutto, non so se avete presente. Erano sull'orlo della crisi e ci stavano correndo contro.
-Che dovremmo fare?- chiesi a Jim.
-Non so, sei tu quello grande-
-Grande un corno. Sei stato tu a svegliarmi-
-Mamma piange-
-Vado a vedere, tu resta qui-
-Va bene- Jim sorrise e mi guardò uscire dalla stanza. Non era un bambino cattivo, in fondo.
A dirvi il vero non avevo idea di quello che avrei fatto, ma essere figlio di separati non mi sconfinferava proprio. Presi singolarmente erano uno più palloso dell'altro, solo in coppia riuscivano a farsi sopportare.
Il pianto di mà si sentiva forte e chiaro e non accennava a diminuire di un decibel. Era disperata. Non erano mai stati una grande coppia: si erano sposati perché lui l'aveva messa incinta di me.
Circa venti giorni prima Sean s'era fatto beccare seduto sul divano, in mutande, a bere un Jack Daniel's, e mà aveva spaccato la televisione, poveraccia, non poteva tollerare il GF e quella visione nello stesso momento. Da allora piangeva a intervalli regolari, anche se si sforzava di non farsi sentire da me e Jim. Ma a Jim mica sfugge niente, ha un udito finissimo, quel ragazzino. Giuro. Potevate stare al telefono con la vostra ragazza, sul balcone, e lui vi sentiva dalla cucina, al lato opposto della casa. Alba m'ha mollato anche per questo, non le telefonavo mai.
Comunque, per ritornare a mia madre e a mio padre, attraversai il corridoio e bussai alla loro stanza. Sentii mia madre zittirsi, poi venne ad aprire Sean. Faceva finta di aver più sonno di quanto in realtà ne avesse. -Che c'è George?- mi chiese; il suo alito puzzava d'alcol.
-Perchè diamine fate caciara a quest'ora? Stavamo cercando di dormire-
Lo so che pensate, ma non rinuncerei al mio sarcasmo nemmeno per dieci milioni di dollari.
-Stavo litigando con tua madre, parla con lei-
Strano, di solito cercavano di nascondere i loro litigi. La franchezza di pà non prometteva nulla di buono.
-Sentite, io non so perchè stavate litigando, ma dovete smetterla-
-Lo sai perchè stiamo litigando- disse mà, con la voce rotta. Era la prima parola che le sentivo dire da cinque giorni.
-Non te la prendere col ragazzo, Maureen-
-Non me la prendo con nessuno io-
-Tranne che con pà- intervenni.
-Tu fatti gli affaracci tuoi- fu la risposta di mio padre.
-Sentite, qui c'è un problema- dissi - e va risolto. Io e Jim non vogliamo rimanere orfani-
-Non rimarrete orfani comunque- rispose pà, sarcastico.
-Sì, invece. Avremmo un genitore in meno, se vi separaste-
-Ma noi non abbiamo alcuna intenzione di separarci, vero Maureen?-
-Sì che ce l'abbiamo. Domani vado dall'avvocato-
Raggelai, non mi aspettavo una cosa del genere da mà. Era sempre stata un'indecisa, sottomessa in tutto al marito. L'aveva detto, davanti a me, poi!
-Ah, è così?- biascicò mio padre. Era impallidito.
-Esattamente-
-Va bene, ne prendo atto- dissi.
Non volevo piangere. Mio padre sembrava fare lo stesso.
-Vai a letto, George- mi disse.
C'ero andato, non avrei potuto sopportare lo sguardo di mà. Dissi tutto a Jim; quella notte dormimmo abbracciati.
Poi una svolta: un giorno mio padre tornò a casa al giusto orario, vestito bene e profumato.
Portò la mamma a cena fuori e quella notte fecero tardi.
Sembrava che tutto si fosse sistemato.
Ieri notte mia madre ha pianto di nuovo.


P.S.: il racconto originale si chiama "Nessuno diceva niente" e fa parte di Vuoi star zitta, per favore? - Raymond Carver

4 commenti:

  1. non mi piace, se devo dire la verità... un po' lento...
    Il finale...da favola? quel "poi un giorno" che c'entrava? Quel mà, pà, pesante...boh...x me...bocciato!! :D

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  2. beh...il fatto che nessuno abbia commentato oltre me ti dice niente? :D a volte arrivi anche a 17 commenti XD

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  3. c'è chi mi ha detto che non commentava solo perchè non ci trovava niente da commentare, non c'è bisogno di pensar male :) Devi parlare per te: non ti piace? Ne scriverò uno migliore

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