giovedì 25 marzo 2010

Il suicida

In piedi, sul ciglio del palazzo, si chiedeva cosa fare. Non aveva più granché da vivere: gli rimanevano solo quei pochi attimi prima di decidersi; tanto, si fosse buttato o meno, la sua vita era già finita. Lacrime ghiacciate gli inumidivano la barba, stava tremando. C’era un freddo cane e in giro non si vedeva un’anima, non portava neanche un giubbotto; sarebbe stato uno spreco sporcare di sangue tutti quei soldi, e poi che figura ci avrebbe fatto: affrontava la morte, ma aveva paura del freddo?
Il campanile lo avvisò che era passata mezz’ora da quando aveva attraversato la finestra della cucina per godere della fresca aria notturna. Aria di Messina, che puzza di merda. Chissà che s’aspettava: i pompieri, la polizia, qualche curioso … e invece niente, totale indifferenza. Si stava ammazzando e nessuno lo sapeva, doveva morire da solo, la vita non era un film americano. Vedeva già un articolo, dieci righe in ventesima pagina: “Si suicida buttandosi dal 6° piano”. A Serena non sarebbe piaciuto, odiava le farse. Passare per l’ex moglie di uno squilibrato non era proprio quel che si sarebbe aspettata, ma se l’era voluta. Chissà che faccia avrebbe fatto se l’avesse visto lì, spiaccicato a terra, immerso in un lago di sangue. Avrebbe voluto vederla, forse le sarebbe dispiaciuto. Chissà i vicini, che cosa avrebbero pensato, Puglisi che dormiva di sotto con la sua famigliola … un tonfo, una macchia rossa, una sirena. Il palazzo riversato giù a guardare; ognuno a esprimere la sua.
Un giorno, una settimana, poi silenzio, il suo ricordo sarebbe svanito quasi del tutto. In effetti chi avrebbe dovuto ricordarlo? Non si era mai impegnato per rimanere nel cuore di qualcuno se non in quello di Serena. Quella zoccola … la amava ancora, nonostante tutto. Si asciugò il naso con la manica del maglione, era ancora vivo. Ma perché non si buttava? Era forse un vigliacco? Doveva buttarsi, aveva già affrontato la questione. Anche se a sua moglie non sarebbe fregato nulla, anche se suicidarsi a Messina gli sembrava ridicolo, anche se alla vita ci teneva più che a Gesù bambino: doveva buttarsi, per coerenza.
In fondo era solo un salto, pochi secondi di vuoto e poi, se fosse andato tutto bene, la morte. Per coerenza, com’era caduto in basso, per coerenza … si suicidava perché ormai aveva deciso così. Ma non ne era convinto, avrebbe voluto aver più tempo per ripensarci. In effetti non aveva mai agito così, su due piedi, in vita sua. E se invece avesse potuto ricominciare? Se ne sarebbe andato da Messina, avrebbe trovato un lavoro qualsiasi, forse avrebbe vissuto nel ricordo, malinconicamente, ma avrebbe vissuto.
Al diavolo Serena, al diavolo Messina, avrebbe sfruttato quella sua laurea in giurisprudenza per rifarsi una vita. Poi il duomo suonò la mezzanotte, la mezzanotte del 14 Febbraio. Chiuse gli occhi e si lanciò. Il silenzio avvolse la sua caduta.
L’ambulanza arrivò soltanto la mattina seguente.

6 commenti:

  1. emozionante. Mi è piaciuto soprattutto il finale (i messinesi però non saranno contenti)

    RispondiElimina
  2. biancaneve30/03/10, 21:35

    Il racconto in questione descrive gli ultimissimi istanti di vita di un uomo,è ambientato nella città di Messina ai giorni nostri.
    Il brano che può inizialmente sembrare breve è ricco di sfumature, un lettore attento infatti può cogliere vari spunti di analisi, modestamente ritengo di rientrare in questa categoria,di conseguenza eccoti la mia analisi con allegato il commento:
    il racconto è di tipo enunciativo – narrativo, è infatti l’affresco di un avvenimento,la cronaca più o meno approssimativa di un fatto, ma con grande sorpresa non rimane un qualcosa di sterile,anzi ci conduce a riflettere e dovrebbe condurre alla riflessione soprattutto coloro che come il nostro protagonista abitano in questa città. La voce narrante, che quindi dirige come un abile presentatore la scena, è a conoscenza di ogni avvenimento,la sua prospettiva è onnisciente perché conosce tutti gli avvenimenti e inoltre è esperto conoscitore della psiche del protagonista.
    Inizialmente il brano si apre con una visione molto pessimistica dell’uomo, egli è infatti deciso a gettarsi dal sesto piano dell’edificio, è avvilito, abile collezionista di insoddisfazioni, fallito su ogni fronte: una moglie,Serena, che pur essendo il suo grande amore non è riuscito a tener stretta a sé, un lavoro che presumibilmente è poco appagante (lo si intuisce perché nelle ultime battute parla di una laurea in giurisprudenza non sfruttata); si può con certezza affermare che il protagonista sia un soggetto chiuso che fino a questo momento aveva sempre cercato di vivere nella penombra, di conseguenza sceglie proprio la mezzanotte, orario in cui nessuno è in giro, per suicidarsi senza dar fastidio.
    A scandire la lunga riflessione operata dalla voce narrante vi è il campanile del duomo, per coloro che abitano a Messina è facilissimo immaginare il luogo con precisione e forse anche il palazzo palcoscenico di questa storia; ho prima descritto un uomo orso e insoddisfatto,ma ad un certo punto ha uno slancio di orgoglio e pensa allo scalpore che la mattina seguente potrebbe recare la notizia della sua fine, pensa ai vicini, all’ambulanza..
    L’autore nell’ultima parte si prende gioco del lettore e crea una sequenza velocissima che termina con un colpo di scena inaspettato: subito propone un scioglimento lieto (il suicida sceglie di vivere e dare un taglio a questa macabra esistenza, cambiando città) e immediatamente dopo ci riporta alla realtà, alla vera e cruda realtà, il lettore non riesce subito a realizzare la vera fine: l’uomo sceglie la morte!
    Personalmente il racconto mi è parecchio piaciuto, l’esposizione è chiara, liscia, ma è sapiente l’utilizzo della punteggiatura, mi ricorda un po’ le versioni di Sallustio del certamen, questo può solo dimostrare la stravaganza geniale dello scrittore.
    È interessante l’analisi psicologica e la stretta correlazione con Messina, una città morta, spenta, che si arrende proprio come il nostro protagonista.
    Immediatamente dopo la prima lettura mi è sfuggita una risatina, il poverino credeva che un minimo di popolarità il suo gesto estremo gliela avrebbe procurata, ed invece è Messina che lo beffa fino all’ultimo con la sua inefficienza: i soccorsi arriveranno solo la mattina seguente

    RispondiElimina
  3. Beh, dopo la perfetta analisi di Biancaneve c'è poco da aggiungere. ;) Bello!

    RispondiElimina
  4. ooooooooookkey °-°
    ora faccio la mia analisi barra recensione u.u
    bel racconto, mi è piaciuto.
    bravo.

    RispondiElimina
  5. biancaneve30/03/10, 22:59

    l'ho fatta mesi fa,ci ho impiegato del tempo però credo di aver fatto un bel lavoro :) bellissimo racconto

    RispondiElimina

I commenti offensivi e lo spam verranno cestinati