venerdì 23 ottobre 2009

La scoperta (racconto interattivo)

Stazione dei treni
Tantissime persone
Bloc notes
Vento e pioggia
Cappotto giallo


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Era sceso alla stazione di Roma, Luigi, e in mezzo a quella confusione, a quel via-vai di ometti indaffarti, aveva perso se stesso.
Non era più lui.
Si tastava, cercando di riconoscersi, ma si rendeva conto che qualcosa era cambiato. Non era più lui. Cercò nelle tasche del suo cappotto giallo qualcosa che lo convincesse, che lo rassicurasse.
Un vecchio bloc notes, un mazzo di chiavi, un portafogli. Erano suoi, non c'era dubbio.
Ma bastava questo?
No, a Luigi non bastava affatto.
Prese la carta d'identità e studiò le fattezze della fotografia. Vi era raffigurato un uomo di quasi quarant'anni. Lì, in quella carta, c'era tutto quello che di sè doveva sapere: era altro un metro e rotti, aveva gli occhi di tal colore, era sposato, abitava in via x nella citta y.
Sembrava proprio lui.
Avrebbe potuto fermare uno qualunque di quegli omini smaniosi, mostrargli la carta e chiedere: -Le sembro io questo?-
E quello avrebbe risposto tranquillamente: -Sicuro. Proprio lei-
Come alla gente bastava poco: un nome, una faccia.
A volte anche un cane, una moglie, un lavoro, dei ricordi.... e quelli erano loro, quella la loro vita. E ci erano così legati a quelle cose!
Proprio vero che l'ignoranza rende felici. Non avrebbero mai, nemmeno per un momento, potuto pensare che quelli non fossero loro. E come no? Poteva biasimarli? Anche lui si era sempre comportato in quel modo.
Ma adesso non ci riusciva.
Aveva scoperto qualcosa, qualcosa che non poteva condividere. L'avrebbero preso per pazzo.
Era visibilmente angosciato.
Perchè se n'era accorto solo allora? Avrebbe potuto uccidersi prima. Prima di commettere quegli sbagli: la moglie, la casa, il lavoro. Prima di darsi un'identità che non era la sua.
Identità, che parola sporca.
Come si poteva permettere a un concetto così ignobile di inquinare le menti delle persone?
Di quelle persone che alla domanda "Chi sei?" rispondevano: - Io sono tizio. Vivo là e faccio questo. E tutti mi conoscono così-
Ma non era vero, non era vero per niente.
Era lì, ancora in piedi in quella stazione dove era giunto per chissà quale motivo, quando seppe cosa fare. Salì su un treno a caso, trovò uno scompartimento vuoto e vi si sedette.
Tirò fuori il bloc notes e si mise a scrivere.
Quando i primi passeggeri, inzuppati dalla pioggia, entrarono nella carrozza aveva già trovato il suo incipit: Una delle poche cose, anzi forse la sola ch'io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal.

4 commenti:

  1. completamente inaspettato... ero pronta a un morto, invece mi hai sorpreso, davvero. mi è proprio piaciuto, interessante e fantasioso.

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  2. perchè eri pronta a un morto? :( non è vero che ci metto sempre morti :P

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  3. O_O oddio.. il finale mi ha spiazzato, perchè ho pensato dall'inizio del racconto che il tuo stile mi ricorda vagamente Pirandello :p
    Beh, bravo!
    Luana :)

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  4. Questo racconto è fantastico, e l'idea delle parole a caso bellissima. Ricomincia a scrivere, ti prego

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